Esiste una terra dove la geografia si arrende al mito, disegnando tra lo ionio e l’Adriatico, circondato dagli ulivi un perfetto pentagono di pietra. Tricase non è una semplice meta turistica, ma un mosaico di cinque castelli che da secoli si guardano a vista, pronti a svelare segreti che la pietra leccese ha giurato di non tradire. Ogni frazione di Tricase custodisce una fortezza e ogni fortezza ha un’anima diversa, in grado di trascinare il visitatore in un’atmosfera sospesa, un viaggio nel tempo, che riporta ai fasti nobiliari, lontano dalle direttrici del turismo di massa, ovvie e prevedibili.
La chiave di volta dell’intero borgo è senza dubbio Palazzo Gallone, oggi sede del Municipio. Più che un castello, appare come un monumento all’ambizione che sfida lo sguardo di chiunque attraversi piazza Pisanelli. La leggenda racconta che il Principe volesse sfidare lo scorrere del tempo stesso, facendo costruire esattamente 365 stanze, una per ogni giorno dell’anno, affinché la sua dimora potesse ospitare l’intero calendario. Un vanto architettonico che nasconde un risvolto noir: il folklore narra infatti che l’architetto fu accecato subito dopo la fine dei lavori: un sacrificio brutale ordinato dal Principe per evitare che nessun altro potesse possedere o sognare una dimora simile.
Allontanandosi dal centro cittadino, la storia si fa più cruda e difensiva. A Tutino, il castello conserva ancora il fascino austero del fossato e delle mura segnate dai colpi di cannone. Qui la memoria collettiva sussurra di tunnel sotterranei segreti che collegavano le prigioni direttamente al mare, un’ultima via di fuga per i nobili durante le feroci incursioni dei pirati saraceni; storie di tesori nascosti dai baroni nei momenti di disperazione e protetti, si dice, da antiche maledizioni che ancora scoraggiano i cercatori d’oro.
Poco distante, a Caprarica, le torri cilindriche del maniero baronale sembrano invece uscite da una fiaba medievale. In questo borgo il folklore si fa protezione corale: si racconta che le mura fossero così ampie e sicure da poter accogliere l’intera popolazione tra le sue braccia di roccia, trasformando il castello in una vera e propria città inespugnabile agli assedi.
L’atmosfera cambia nuovamente raggiungendo il Castello di Depressa, anima romantica e internazionale di Tricase. Tra i suoi giardini eleganti l’immaginazione vede ancora lo spirito di antiche dame scrutare il mare dalle logge, aspettando per decenni cavalieri mai tornati dalle crociate, in un silenzio rotto solo dal vento che risale dalla costa.
Ma la vera voce del popolo si trova tra le mura del Palazzo di Lucugnano. Questa fortezza è indissolubilmente legata alla figura di Papa Galeazzo, l’arciprete burlone del Salento, le cui vicende sono il pilastro del folklore tricasino. Le sue “frottole”, beffe argute e motti di spirito scagliati contro l’arroganza dei potenti del castello, ci ricorda che la saggezza contadina sapeva abbattere anche le mura più spesse con la forza di una risata.
Visitare oggi Tricase significa immergersi in questo “turismo dell’anima”, dove il mistero non è un prodotto da guida, ma un’esperienza che dura 365 giorni l’anno. Un invito a perdersi in un labirinto di storie, dove ogni storia ha una leggenda da raccontare a chi sa ascoltare…

