Una presenza maestosa domina lo specchio d’acqua di Tricase Porto, un’ombra di legno e fascino che sembra appartenere a un’epoca in cui il tempo si misurava in movimenti astrali e non in ore. È l’imponente veliero ormeggiato alla banchina, un’imbarcazione che porta un nome che è già un destino: Portus Veneris. Se vi fermate a osservarlo dal molo, noterete come non sia solo un caicco, ma il simbolo visibile di un legame millenario tra la terra salentina e il mito della bellezza.

Le sue origini ci portano lontano, sulle coste della Turchia, dove il caicco è nato secoli fa come robusto battello da lavoro. Originariamente concepito dai maestri d’ascia turchi per il trasporto di merci e la pesca pesante, il caicco era costruito per sfidare i mari più impegnativi grazie alla sua caratteristica chiglia larga e piatta. Questa eredità anatolica vive ancora oggi in ogni dettaglio del Portus Veneris: la sua solida struttura racconta di antiche foreste di pini e querce trasformate da mani sapienti in un guscio capace di resistere al tempo e alle onde. Una storia fatta di legni nobili che profumano di resina e salsedine, costruiti secondo una tradizione millenaria dove ogni asse viene plasmata per sfidare le onde. Si dice che le imbarcazioni nate in questo modo abbiano una sensibilità propria: i pescatori locali amano raccontare che il veliero sappia “ascoltare” l’umore del mare e che la sua anima turca e la sua presenza garantiscano una navigazione dolce a chiunque rispetti il porto.

A differenza di quanto si possa pensare, non è la zona ligure a dare il nome alla nave, ma è la nave a onorare la dea Venere, quasi fosse un tempio galleggiante destinato a proteggere le acque in cui naviga.

Un aneddoto che si tramanda tra i moli narra di come il nome della dea non sia stato scelto per caso. Si racconta che, durante il varo, un soffio di vento improvviso e profumato di mirto – pianta sacra a Venere – abbia gonfiato le vele anche se il mare intorno era calmo e liscio come l’olio. Da allora, tra i marinai è nata la convinzione che il veliero porti con sé una sorta di benedizione. Molti visitatori, affascinati dalla sua struttura robusta, compiono un piccolo rito scaramantico: sfiorare il fianco del Portus Veneris prima di una gita in barca, quasi a voler chiedere alla dea un pizzico di quella grazia che permette al veliero di scivolare con eleganza sulle onde.

Un’altra leggenda circonda il caicco: il “battito del legno”. Si dice che nelle notti più silenziose, chi ha la fortuna di trovarsi sulla banchina possa sentire un leggero scricchiolio ritmico provenire dalla stiva. I vecchi del borgo giurano che non sia il normale assestamento del fasciame, ma il respiro della nave, che orgogliosa del suo nome divino, veglia sul riposo di Tricase.

Quale che sia la leggenda che più ci affascina, il Portus Veneris è lì a ricordarci che il viaggio più bello non è quello che ci porta lontano, ma quello che ci permette di riscoprire il valore della condivisione di esperienze, in cui l’armonia è l’unico porto sicuro in cui approdare.