Nella frazione di Depressa, alle porte di Tricase, vi è un cancello rosso, che una volta varcato sembra fermare il tempo. È quello della cantina Castel di Salve, un luogo dove il vino non viene semplicemente prodotto, ma “coltivato” come un’eredità preziosa.
Fondata nel 1885, questa cantina è molto più di un’azienda vinicola: è il racconto di una dinastia, i Winspeare, che dalle origini inglesi e napoletane hanno scelto il basso Salento per piantare radici profonde tra i vigneti di Negroamaro, Primitivo e Malvasia nera.
Tra i turisti e gli appassionati, circola un aneddoto che racconta bene l’anima di questa tenuta. Si dice che il nome stesso di uno dei loro vini più celebri, l’Armecolo, derivi da un’antica suggestione dialettale che richiama l’armonia del cuore. Ma la vera curiosità riguarda l’antico castello adiacente alla cantina: i vini di Castel di Salve erano destinati alle tavole più prestigiose d’Europa, portando con sé l’eleganza di una famiglia che ha annoverato prefetti, ambasciatori e letterati. Visitare le scuderie del castello, oggi trasformate in una raffinata bottega del vino, significa camminare dove un tempo i nobili Winspeare accoglievano ospiti illustri, servendo calici che sapevano di sole e di mare.
Mentre fuori il sole del Salento scalda le pietre, il fresco all’interno della cantina offre un riparo quasi sacro. La particolarità di Castel di Salve risiede nella scelta di mantenere vivi i grandi vasi vinari interrati, un’architettura enologica tradizionale che permette al vino di affinare a temperature costanti, protetto dal cuore stesso della terra. Qui il vino riposa, acquisendo quella mineralità che lo lega indissolubilmente alle scogliere e alle marine poco distanti, dove la roccia calcarea dona ai vitigni un carattere unico e deciso.
Passeggiare tra i vigneti che si estendono verso l’orizzonte adriatico permette di capire perché etichette come Lama del tenente o Priante siano diventate icone del territorio. Non è solo questione di tecnica, ma di una filosofia che vede nel vignaiolo un custode del paesaggio. La cantina invita il visitatore a una sosta lenta, trasformando ogni degustazione in un’esperienza di scoperta: dal profumo intenso dei rossi che sanno di frutti di bosco e spezie, alla freschezza dei rosati che richiamano la luce dell’alba sul mare.
Oltrepassare quel cancello rosso è accettare un invito allo stupore. È l’esperienza di scoprire come un territorio apparentemente aspro possa generare una tale vellutata armonia. Vi invitiamo a perdervi tra le ombre delle botti e la luce delle corti interne, lasciandovi guidare dai racconti di chi, ogni giorno, trasforma la linfa della vite in un’opera d’arte liquida, regalando al Capo di Leuca uno dei suoi racconti più inebrianti.

